Sono settimane frenetiche. I Radiohead hanno annunciato due date in Italia per l’estate prossima, i The XX stanno lavorando al nuovo album e molti altri sono appena usciti. Ma d’altro canto c’è anche il nuovo singolo di Mina&Celentano. Si intitola Amami, rigorosamente pronunciato con l’accento sulla i finale, alla francese, inspiegabilmente. Merita di essere ascoltato per farsi un’idea di cosa non può essere al passo con i tempi. Sicuramente non può esserlo una canzone con questo testo, ripetitivo ai limiti dell’emicrania, contorto, carico di avverbi e frasi barocche, romanticismi da balera e rime baciate che neanche in terza media. Insomma Celentano duro e puro sulla solita base fisarmoniche e chitarra che strizza l’occhio al cinquantenne medio ma che in fondo non si sa bene dove voglia andare a parare. Girare il video a Venice Beach poi, ha senso se sei un rapper e veneri quei posti come La Mecca, altrimenti è solo fumo negli occhi, un accessorio abbinato male.
Ad essere al passo con i tempi è invece Ghali, rapper milanese di origini tunisine ormai da qualche mese sul trampolino di lancio, artista capace di collezionare milioni di visualizzazioni su YouTube senza aver mai pubblicato un album (che arriverà probabilmente nel 2017). Personalmente non lo idolatro ma c’è già chi lo considera l’erede di Jovanotti, Rollingstone, e i numeri (13 milioni di visualizzazioni per Dende) e i rumors parlano chiaro. The best is yet to come.

E’ tornato anche Murubutu. L’uomo che viaggiava nel vento sostanzialmente prosegue sulla scia del precedente disco (Gli ammutinati del Bouncin’). E’ bello carico di contenuti, storia e sentimento, il tutto in chiave rap, in una maniera inedita che non trova eguali in Italia sia per registro che per temi trattati. Murubutu non è certo il rapper di tutti (per tutti) ma in fondo a tutti, amanti del genere e non, fa bene che lui esista. Canzone suggerita: L’armata perduta di Cambise. Perla storica.
Altrettanto bene fanno i nuovi singoli di The Weeknd, uno più folgorante dell’altro. A qualcuno potrebbe risultare naturale porre lui e Bruno Mars sullo stesso piano musicale. Entrambi astri nascenti del pop mondiale, vocalmente affini e anagraficamente vicini, sono a dire il vero facce diverse della stessa medaglia. Bruno Mars sembra ricalcare molto il già sentito (Locked Out Of Heaven sono i Police, 24K Magic è Signs di Justin Timberlake & Snoop Dog), in generale mette d’accordo un po’ tutti, non strappa di dosso i vestiti, è trasversale, latineggiante, radiofonicissimo. The Weeknd interpreta un lato più oscuro del pop. Dark nell’estetica, nelle scelte musicali, intriso di hip hop e lyrics zeppe di nigga, ha collaborato al nuovo album di Kanye West, cantando in FML, e con i Daft Punk per Starboy, che è una bomba (anche live). E se vi va guardate il video musicale ufficiale ispirato ai gameplay degli sparatutto in prima persona. E’ eccezionale e rende l’idea di quanto sia importante a livello discografico cucire attorno a una bella canzone un ottimo video (da noi lo fa molto bene Salmo che affida questo compito alla sua casa di produzione).

Poi ci sono i Metallica. Eh si. Si potrebbe scinderli in due gruppi distinti, i Metallica da concerto, inesauribili, veri intrattenitori e gli altri, quelli che ogni morte di papa sfornano il nuovo album deludente. Sale a tre il numero dei singoli estratti dal nuovo Hardwired…To Self Destruct (in uscita il prossimo 18 novembre). Lo schema è identico da decenni, polveroso e prevedibile, scale su scale, cambi di ritmo e progressiva assenza di melodia (fino al ‘91 nei dischi dei Metallica, nonostante il chiasso, c’era molta musicalità). Insomma loro amano ripetere che il metal è uno stile di vita. Io lo interpreto come non riusciamo a fare altro. Sarà che da tempo, per me, quel genere ha perso ogni tipo di fascino e attrattiva.
E’ stato bello finchè è durato insomma. Come per i Thegiornalisti. Scrive Giulia Cavaliere su Rollingstone a proposito della luna di miele terminata tra il desiderio giovanile di revival anni ‘80 e l’overdose di gruppi e canzoni che richiamano quell’epoca. Ne parla nella recensione del nuovo album dei Canova, Avete Tutti Ragione, dice - Davvero non riusciamo a permetterci di più? Davvero dopo tutte le copie dei cantautori 70s, ora ci tocca un elementare passaggio alla riproduzione degli 80s? Basteranno musiche catchy, produzioni dorate e chitarre acchiappa attenzione a offrire alla nostra musica qualcosa di significativo?
Quoto in pieno, estenderei il pensiero a tutti i gruppi di questa scena indie-cantautorale, inclusi i Thegiornalisti. E’ appena uscito Completamente Sold Out, il loro nuovo album e non mi convince. Che è diverso da non mi piace ma in fondo ne è parente. Non mi affascina, ad esempio, l’uso costante di un linguaggio desueto (quando sento fare lo sport o le dita di seta mi viene la pelle d’oca). Nonostante sia un nostalgico come Tommaso Paradiso, alla lunga trovo stancante e poco significativa questa continua citazione del passato (Vasco Rossi, Dalla, Venditti…). Poi son gusti eh. Ma un artista non dovrebbe anche saper guardare avanti?