E’ successo. Dopo anni di voci, video, canzoni lanciate su internet senza un disco in uscita, ecco che esce per Bomba Dischi (la stessa etichetta di Calcutta per intendersi) il primo, vero, album dei PoP-X. Il nome, Lesbianitj, farà storcere il naso a chi ancora non conosce l’estro di Panizza & Co, è invece garanzia di unicità per tutti quelli che hanno già avuto modo di conoscere pezzi come Cattolica, Io Centro Con I Missili o Una Vita Stupenda, considerati ormai dai fan dei veri e propri brani cult. Senza girarci troppo attorno, Lesbianitj è una scheggia di elettronica impazzita, un album sospeso in una dimensione onirica, fuori dal tempo, l’unica in grado di ospitare i balzi mentali del clan trentino. Sbaglia chi, come Alberto Piccinini su Rollingstone, ricama attorno alle canzoni significati fin troppo elaborati evitando di considerare la stranezza dei brani come una qualità imperscrutabile ma trattandola come un enigma da decodificare a tutti i costi, affibbiando definizioni fuori posto, tirando in qualche modo le fila della matassa di neuroni di Davide Panizza, la cui logica è astratta, fuori dal mondo e non esprimibile secondo i comuni canoni musicali e umani.

Per questo mi guardo bene dal cercare significati nei testi di Dens o Sanatrix. E’ semplice notare invece un’evoluzione del suono rispetto alla raccolta precedente, PoP-X (contiene una selezione dei brani prodotti dal gruppo tra il 2009 e il 2013), da intendere non come un avvicinamento alla modernità stile Major Lazer ma come la ricerca di una maggiore complessità nella creazione dei brani, di un filo conduttore che colleghi le tracce, in sostanza tanta cassa dritta e dance primi anni 2000. Il resto è turpiloquio a macchia d’olio, disagio sonoro, Auto-Tune strozzato in gola, canzonetta di plastica, sigla da cartone animato, di quelle da odio viscerale o amore incondizionato. Quello che si prova e mai ci si spiega fino in fondo.

Inutile dire che da qualche mese, in particolare dopo l’esibizione sfascia palco al MI AMI, tutti i media si sono velocemente interessati al fenomeno PoP-X. Da Wired a La Stampa, passando per Radio2. Beh, noi li abbiamo anticipati di qualche mese, per questo vi ripropongo con un po’ di orgoglio l’intervista fatta lo scorso maggio al MI AMI. Rileggetela, fatela girare su whatsapp (c’è il tastino di fianco al titolo), condividetela e andate ad ascoltarvi l’album su Spotify. Magari, in fondo, scoprite che vi piace.