Siamo appena riemersi dalle playlist di fine anno e già ricominciano le titolatissime liste della spesa, alcune esaustive, altre meno. Personalmente cerco di tenermi alla larga il più possibile dallo stilare classifiche, un po’ per noia, un po’ per inutilità (tolte due o tre le altre peccano quasi sempre di originalità) ma anche per tenere alla larga il vizio di considerarmi un critico. Brutta parola, brutto mestiere. Eviterò di ripetervi (ripetermi) quanto sia sensazionale il disco dei Radiohead o l’ultimo di Leonard Cohen, come sia entusiasmante la scena indie italiana ormai di massa e coccolata senza troppe titubanze. Eviterò anche di ricordare i compianti artisti morti agli sgoccioli dell’anno nuovo. Pensateci, è già passato un anno e sarebbe il momento di ricordare David Bowie. Ma se ci dovessimo mettere a fare giorno per giorno un elenco dettagliato dei defunti da compiangere finiremmo col recitare un lunghissimo, insensato, requiem. Il pensiero mi annoierebbe. Meglio guardare avanti.

Tra pochi giorni, il 13 gennaio, uscirà il settimo album in studio dei Baustelle. Si intitolerà L’amore e la violenza ed è già stato anticipato dal singolo Amanda Lear, uscito lo scorso 30 dicembre. Il significato della canzone è spiegato molto bene dagli stessi autori, lo trovate qui. La declinazione pop del disco, annunciata da Bianconi mesi fa, si manifesta chiaramente nel ritornello italo-inglese. Loro invece, i Baustelle, sono da sempre una miniera di riferimenti letterari e andrebbero ascoltati periodicamente, quantomeno per fare la tara a quello che abitualmente ci appassiona e riteniamo scritto bene. Qui sotto trovate un piccolo assaggio del nuovo singolo che potete già acquistare in formato digitale o ascoltare su Spotify.

Poche settimane fa, appena prima di Natale, è uscito il nuovo EP de L’orso contenente una raccolta di brani remixati per l’occasione. Può piacere, può non piacere. Io l’ho trovata una cosa curiosa, un po’ diversa dal solito (a volte ottimo, a volte riscaldato) brodo indie. Trovate tutto qui, sul loro canale YouTube.

Un paio di settimane fa è uscito anche il nuovo singolo di Bassi Maestro dal titolo $$$. Non sarà un bagno di novità ma dimostra che alcuni temi cari ai rapper come quello che dà il titolo al singolo, i soldi, possono essere trattati su un piano diverso, meno diretto, forse più complesso e in grado di trasportare una qualche scintilla di riflessione. La frase migliore: (il cash) ha motivato Steve Jobs e anche mi consenta. Amarcord. Vince tutto.

Tornando un secondo alle popolarissime playlist annuali, adesso che mi viene in mente la grande esclusa dalle classifiche è stata Anohni, probabilmente perchè non porta abbastanza click. In pochi ne hanno parlato, mi viene in mente Paolo Madeddu, la si è per lo più ignorata e questo mi fa sospettare che spesso nei cosiddetti critici musicali prevalga la voglia di apparire intellettuali attaccandosi al carrozzone del momento alla reale passione, altrimenti ci si sarebbe accorti subito dell’importanza di quest’album. Hopelessness, il primo disco di Anohni, è critico a trecentosessanta gradi, cupo e senza speranza, sconfortato dal riscaldamento globale, disincantato dalla presidenza Obama, spaventato dagli orrori della guerra e dal capitalismo. Ascoltatelo tutto. E vantatevene con gli amici. Questo si che l’avrei messo nella top ten dei dischi dell’anno.

In questi giorni sto leggendo Life, l’autobiografia di Keith Richards (chitarrista dei Rollingstone, ex drogato perso, icona rock) e mi sento di consigliarvelo. Svolge una funzione enciclopedica e fornisce moltissimi spunti di ascolto che aiutano a capire meglio molte tendenze musicali passate e attuali. Muddy Waters, il blues, quelle robe lì. Nel frattempo mi sono anche accorto dell’uscita del nuovo album dei The Rolling Stones. Si chiama Blue & Lonesome, contiene solo cover (come il loro primo disco) e non è niente male.

Poi sono inciampato nei Gomma. Nascono un annetto fa dalle parti di Caserta e promettono bene. Genere: gum-wave…capisco, anche a me non ha detto molto. Hanno pubblicato poche buone canzoni ma in compenso li trovate già un po’ ovunque (Spotify, YouTube, ecc). Venerdì 13 gennaio suoneranno a Milano, al Linoleum. La butto lì.

L’anno scorso, verso maggio, vi ho parlato (qui) di Be A Bear, artista bolognese che ha messo insieme un bel disco che mi ha colpito. Anche lui verrà a suonare a Milano, anche lui al Linoleum. In quell’occasione lo intervisterò cercando di farmi raccontare qualcosa di più su Push-e-Bah, il suo disco d’esordio.

Vi segnalo anche gli Acid Brew. Vengono da Bergamo e suonano un rock che pesca apertamente dal rock’n’roll anni ‘60. Lo scorso 15 dicembre è uscito il video musicale di Will You Marry Me, il loro ultimo singolo. Se vi piace potrete andare a sentirli il 14 gennaio allo Strampalato di Brescia. Non mancate.

Nel frattempo, un paio di giorni fa, l’amico Pachinko ha pubblicato il video musicale di Agosto, il suo ultimo singolo. Il video lo trovate qua sotto. Lui invece, Pachinko, lo potete andare a sentire domani sera al Vinyl Music Club di Orzinuovi (tra Crema e Brescia) oppure, più semplicemente, potete andare a trovarlo sulla sua pagina faceboook, qua, lasciando magari un mi piace, secondo me meritato.

Concludo ritornando sui miei passi. E’ vero, le playlist preconfezionate non mi entusiasmano. Verissimo. Ma se non avessi aperto la playlist Indie Italia su Spotify per ascoltare le canzoni di cui poi finisco per parlare male (ma che in fondo piacciono anche a me) non avrei scoperto questa perla dei LA MUNICIPàL dal titolo Discografica Milano. Da sempre mi esaltano le canzoni che contestualizzano le storie, che le collocano in luoghi precisi, in una via con un nome e un indirizzo. Via Lecco a Milano, poi, la conosco molto bene. Per questo sono stato colpito fin da subito. Spero rimaniate impressionati anche voi. Buon ascolto.