Senza i passaggi in radio e la benedizione dei media, Santeria, l’album di Marracash e Guè Pequeno, è stato certificato da FIMI disco di platino riuscendo a collezionare tre soldout all’Alcatraz di Milano. E se ha ragione Fedez a snocciolare vendite da capogiro per il tour di Comunisti col Rolex, dovrebbe anche precisare che quelle cifre sono motivate da un disco semplice, monodimensionale e fondamentalmente studiato per il pubblico italiano. Basta dare un’occhiata alle collaborazioni per capirlo. Nessun rischio, nessuna novità. Lo stesso non si può dire di Santeria, un album che cavalca l’immaginario rap classico vestendolo con l’abito musicale del momento, lasciando da parte la critica sociale per avvicinarsi all’estetica rap americana tutto sfarzo e luccichii, certamente carica di superficialità ma in fondo la stessa che gli esterofili identificano nella genialità di Kanye West, dimenticandosi spesso delle rime più spinte e ricordandosi solo del campione new wave preso in prestito da Arthur Russell per 30 Hours. Piaccia o non piaccia, Marracash e Guè Pequeno, come testimonia l’approdo di quest’ultimo a Def Jam, sono tra i pochi volti italiani che si avvicinano al rap americano. E fanno di tutto per farlo notare.

I live del Santeria tour sono sostanzialmente divisi in tre parti. La prima e la terza percorrono il nuovo album narrando le vicende gangsta del duo che, in preda alla sete di potere, si trova a dover fare i conti con i demoni che questo porta con sé, il lusso (Money), il nichilismo (Senza Dio) e i deliri di onnipotenza (Tony…Montana, ovviamente). Nella parte centrale dello spettacolo vengono invece riproposti alcuni tormentoni che hanno consacrato il successo dei due artisti in questi anni (S.E.N.I.C.A.R., Rose Nere, In Radio ecc.). Tra i ripetuti cambi d’abito (la felpa in acetato per Scooteroni è d’obbligo) e la riproduzione di filmati girati appositamente per le esibizioni dal vivo, lo street drama (se così si può definire) tocca il punto più alto quando i due, al termine di uno degli ultimi brani, tirano fuori una pistola giocattolo e si sparano a salve davanti a tremila persone. Qui Ice Cube gongolerebbe, se solo fosse presente.
Non manca il siparietto dedicato a Pinocchio (Fedez), così come non sorprende trovare fuori dal locale, al termine del concerto, schiere di genitori in attesa dei propri figlioletti. A stupire positivamente è invece la qualità dello spettacolo, articolato, curato nel dettaglio, forse non per musicologi (così hanno scritto quelli di Rolling Stone) o forse si. Che poi verrebbe da chiedersi, Ligabue è per musicologi? E anche, non è forse vero che il rap è il genere del momento?

La scaletta del concerto